L’energia dell’Universo
Come ci spiega Bob Mumgaard, Ceo del Commonwealth Fusion Systems, pochi “metri” ci separerebbero dalla realizzazione su vasta scala di quello che si prospetta come un modello di produzione energetica pulito e rinnovabile per eccellenza, la fusione nucleare (magnetica)?. Un obiettivo a cui lavora da tempo il suo team scientifico, in stretta collaborazione con il MIT di Boston, di cui il CFS e una spin-out, e ad Eni

Giancarlo Strocchia

    Le vicende energetiche mondiali si giocano sulla mai sopita ambizione di tramutare in realtà l’utopia di disporre di una fonte di energia pulita e sicura, senza scorie e fruibile in quantità illimitata. Questo ideale paradigma si identifica, da sempre, con il modello di fusione nucleare.

    Bene, oggi quell’auspicio è molto vicino alla sua concretizzazione. A questo obiettivo sta lavorando alacremente il team del CFS, ovvero il Commonwealth Fusion Systems, spin-out del MIT, il Massachussetts Institute of Technology di Boston, con cui Eni intrattiene un pluriennale rapporto di collaborazione. A spiegarci quando e come saremo pronti a generare il primo Kw di energia da fusione magnetica e Bob Mumgaard, CEO del progetto CFS.

Com’è nata la collaborazione tra Eni e il Massachusetts Institute of Technology (MIT) in tema di fusione magnetica?
Per anni, in seno al MIT, abbiamo condotto ricerche sulla fusione e sviluppato nuovi progetti per la realizzazione di sistemi di produzione di energia da fusione più contenuti, più veloci e meno costosi. Ciò ha condotto, qualche anno fa, ad esplorare la possibilità di creare una spin-out per commercializzare questa tecnologia e, dunque, alla necessità di trovare partner, stakeholder e investitori che sostenessero questo modello progettuale. Il proficuo rapporto di collaborazione che Eni ha instaurato già da lunga data con il MIT ha consentito all’azienda di essere partecipe, in anteprima, del nostro progetto, di seguirne progressivamente gli sviluppi per poi compiere, al momento opportuno, il passo successivo, ovvero investire nel Commonwealth Fusion Systems (CFS), nato come spin-out del MIT. Oggi Eni e CFS formano una sorte di fronte comune di collaborazione con il MIT per lo sviluppo tecnologico della fusione magnetica.

La tecnologia della fusione costituisce storicamente una vera e propria sfida per l’umanità. Perché questa dovrebbe essere la volta buona per raggiungere l’obiettivo finale?
Quello della fusione è un obiettivo sul quale si lavora da molto tempo e nel corso degli anni sono stati compiuti enormi progressi. Sono state realizzate scoperte scientifiche e abbiamo migliorato la tecnologia e le nostre competenze, elementi questi che, sul lungo termine, hanno contribuito a produrre risultati positivi, anche se ancora sufficienti al raggiungimento di regimi che ci permettano di ricavare una fonte di energia stabile.

    Nel corso degli anni, e partendo dai concetti della scienza di base, abbiamo maturato una comprensione scientifica e i progressi così ottenuti ci consentono ora di cominciare a pensare a sistemi energetici efficienti. Inoltre, disponiamo di una tecnologia dei magneti che ci permette di compiere il passo finale in direzione di un sistema capace di generare energia netta su vasta scala e tutti sono concordi nel ritenere che siamo pronti a compiere definitivamente questo passaggio epocale. Esiste già un grande progetto in corso, “ITER”, a riprova del grande sviluppo scientifico e tecnologico che si è prodotto nel tempo, e all’interesse internazionale per questo sistema di produzione energetica. Nel nostro caso specifico, la nuova tecnologia dei magneti ci consentirà di compiere il passo finale con sforzi, risorse umane, tecnologie e macchinari relativamente limitati, ma sufficienti a raggiungere il nostro obiettivo, anche grazie all’appoggio del MIT e di investitori come Eni.

Quali potrebbero essere i vantaggi di questa nuova tecnologia per il settore energetico e per il mondo intero?
La fusione nucleare è un obiettivo perseguito da tempo immemorabile, in quanto utilizza risorse reperibili ovunque e praticamente inesauribili. Per altro, grazie alla sua elevata densità energetica, ogni volta che si ha una reazione di fusione viene rilasciata una quantità di energia milioni di volte superiore a quella di una reazione di combustione o chimica. Alla base della fusione nucleare vi sono il litio e il deuterio, elementi che abbondano e sono distribuiti sulla terra e nell’acqua di mare, in grado oltretutto di resistere per miliardi di anni.

    La grande densità energetica consente inoltre di creare sistemi simili a quelli destinati alle risorse fossili, con siti di ridotta superficie e piccole strutture capaci di generare grandi quantità di energia; una soluzione perfetta per produrre energia dove necessario, ad esempio nei pressi delle città, anche in funzione del crescente fenomeno di urbanizzazione che investe molte regioni del mondo anche in via di sviluppo. Si tratta anche di un sistema molto versatile, che può costituire il carico di base, integrare le risorse rinnovabili e sostituire la generazione fissa da cui dipendiamo per il funzionamento delle nostre reti elettriche. Altro aspetto fondamentale, a differenza dell’energia nucleare tradizionale, per fissione, la fusione non comporta rischi di incidenti, proliferazione di scorie radioattive di lunga durata, in quanto si tratta di reazioni completamente opposte. La fusione è molto più pulita, conveniente e socialmente accettabile.

A suo avviso possiamo considerare la fusione magnetica come appartenente alla grande famiglia delle energie pulite?
Certamente, è l’energia all’origine dell’universo, l’energia rinnovabile per eccellenza, la fonte di tutta l’energia, dal solare all’eolico: tutto è cominciato con la fusione avvenuta all’interno delle stelle. Questo rende la fusione nucleare molto appetibile. Inoltre, ogni sistema capace di generare energia senza input di partenza e con pochissimi output, come nel caso della fusione, è un sistema più facile da gestire. Non occorre ricercare, estrarre e trasformare risorse su vasta scala, poiché costituisce, in definitiva, la risposta dell’Universo ai problemi energetici.

Eni è, insieme al MIT, uno dei principali fautori di questo progetto. Potrebbe spiegarci le dinamiche di questa relazione e il contributo che l’azienda può apportare al di là del sostegno finanziario?
Eni ha tutto il know-how e la competenza su come fornire energia su larga scala, per questo siamo davvero lieti che sia al nostro fianco non solo in qualità di investitore. Una grande azienda come Eni, con la sua storia e la sua esperienza, sa come gestire e realizzare un progetto capace di fornire un accesso all’energia a tutti coloro che ne sono privi. Inoltre, in quanto produttore di energia, Eni conosce bene il funzionamento di questi sistemi. Qualsiasi sistema in grado di fornire energia a livello globale e dunque di avere un impatto sul clima e sulla vita delle persone richiede un team articolato e aziende come Eni ne costituisce il nucleo grazie alla lunga e qualificata storia di eccellenza ingegneristica. Dall’altro canto, CFS continua ad avere profondi e proficui rapporti con il MIT, di cui è una spin-out, e a collaborarvi per sviluppare le future e innovative tecnologie che cambieranno il volto della produzione energetica in futuro.